Velletri, sabato 7 ottobre alla Sala Tersicore l’evento “Salviamo Torre Astura”

“Salviamo Torre Astura”: un importante appuntamento, che si terrà sabato 7 ottobre, presso la Sala Tersicore del Palazzo Comunale di Torre AsturaVelletri. L’evento, organizzato dal Centro Studi e Ricerche di Archeologia Storia ed Arte “O.Nardini” con il patrocinio del Comune di Velletri, consisterà in una presentazione, da parte di Guido Giani, dell’attuale stato di degrado di Torre Astura, un’antica struttura costiera fortificata, che si trova nella città di Nettuno. Una costruzione risalente al periodo repubblicano dell’antica Roma, che rappresentava un approdo al fiume omonimo(il fiume Astura), che scorreva lungo la via Severiana. Tra la fine della Repubblica e l’inizio dell’età Imperiale venne lì realizzata una villa, costruita in parte su terraferma e in parte su un’isola artificiale, che comprendeva all’interno un’ampia pescheria, i cui resti sono in parte visibili tuttora. L’area asturiana rappresentava, in età romana, un centro nevralgico: era infatti il prolungamento ed al tempo stesso il confine ad oriente della colonia di Antium ed offre ancora oggi un vasto panorama, che si estende dal Circeo, fino all’attuale città di Anzio. Per questo e per le sue caratteristiche amene, fu luogo molto amato dai nobili romani, tra i più noti Cicerone, ma anche Imperatori come Augusto, Tiberio e Caligola, i quali vi costruirono le loro villae d’otium. Il sito rimase immerso nella foresta paludosa, che caratterizzava l’Agro Pontino, fino all’opera di bonifica, tra il 1926 ed il 1937, ad opera del fascismo. Un area di immenso valore archeologico, che spinse anche il celebre scrittore Gabriele D’Annunzio a mettere nero su bianco queste parole: “Si apre un cancello e si entra in una strada arenosa dove le ruote della vettura si affondano. Si vede il mare. Sempre, in fondo, si vede la forma azzurrognola del Circeo. Ecco la pineta, ecco la Torre. È una specie di penisoletta che si protende fra il mare di Anzio (Caprolace) e il mare di Terracina. Da una parte si vede il seno di Anzio con la lingua di terra biancheggiante si case fino al lontano molo: dall’altra si vede un altro seno limitato da una lingua di terra che prolungasi fino al Circeo. Verso l’estremità i vapori nascondono la riva, e il Circeo sembra isolato nel mare. In fondo la catena di montagne che va verso Terracina. La sabbia qua e là acquitrinosa, è viva di vimini e sparsa di piccole strisce come d’un nastro argenteo che riluce al sole e biancheggia finemente. Una piccola cappella dalla porta rossa è di fronte alla Torre“.

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