L’importanza dell’educazione ambientale nei processi formativi

Un anno fa, il 23 novembre 2016, il Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca e il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del educazione ambientaleMare firmavano la “Carta sull’Educazione Ambientale ed allo Sviluppo Sostenibile” in cui si impegnavano ad attuare nell’ambito del PON Scuola 2014-2020 nonché della Strategia Nazionale sullo sviluppo sostenibile in attuazione dell’Agenda 2030, strategie e progetti che realizzino efficacemente gli obiettivi, le metodologie, e le azioni individuate nei tavoli tematici della Conferenza nazionale sull’Educazione Ambientale.

Una firma dal significato importante che riconosce, fra l’altro, il valore del lavoro svolto dai Parchi naturali che hanno, fra i principi fondanti, proprio lo svolgimento di attività di educazione ambientale con i più giovani. Il Parco regionale dei Castelli Romani, fin dalla sua istituzione, ha riservato grande attenzione all’aspetto educativo e alle attività con le scuole:  sul piano metodologico questa materia si pone con una forte carica innovativa perché permette di affrontare la realtà attraverso l’assunzione di responsabilità e la capacità di effettuare scelte, in una dimensione di ricerca che si attua lungo percorsi trasversali alle singole discipline, richiedendo spirito esplorativo, oltre ad una trasformazione dei ruoli tradizionali di insegnamento/apprendimento e maggiore flessibilità nell’organizzazione scolastica.
L’obiettivo è quello di costruire in una visione sistemica dell’ambiente, una mentalità capace di pensare per relazioni in modo che le nostre azioni siano ispirate ed orientate verso buone pratiche di sostenibilità. Ciò è possibile nel momento in cui bambini e ragazzi riescono ad acquisire la capacità di assumere atteggiamenti e comportamenti autonomi e responsabili da mettere in pratica nel presente e proiettare verso il futuro.
L’educazione ambientale ha una doppia valenza sociale/educativa che presuppone coerenza tra conoscenza e comportamenti passando attraverso l’acquisizione di valori, affinché lo studente diventi un cittadino informato, propositivo e partecipe.
Interdisciplinarietà 
Quando si parla di educazione ambientale non si può pensare ad una materia che si esaurisce nello studio ecologico sui testi o in una sola disciplina. L’interdisciplinarietà è una caratteristica che la contraddistingue, in quanto l’obiettivo è la conoscenza degli elementi che caratterizzano gli ecosistemi dei quali bisogna capire meccanismi e relazioni che li legano. Proprio per questo l’aspetto cognitivo è importante ma da solo non basta, è necessario uscire dalle aule, l’approccio esperienziale sul campo in questo contesto è basilare.
Approccio esperienziale
L’educazione ambientale mira a costruire una consapevolezza e una coerenza tra il sapere e l’agire, che coinvolge conoscenze, valori e comportamenti. La centralità di questa disciplina si fonda su valori da cambiare e nuovi comportamenti da proporre, proprio per questo è importante creare un rapporto tra scuola e territorio, dove è indispensabile il lavoro sul campo. È nel contatto con la natura infatti, che si toccano con mano non solo le potenzialità che ne derivano ma anche i problemi rilevanti che fanno parte del vissuto quotidiano.
In conclusione possiamo dire che fare educazione ambientale a livello scolastico significa: ideare e realizzare in gruppo qualcosa di incisivo, individuare un tema o problema, studiarlo, immaginare soluzioni e attuarle al fine di cambiare il nostro ambiente di vita rendendolo migliore.

Proposte di educazione ambientale del Parco dei Castelli Romani

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