Conviene investire nelle azioni italiane nel 2018?

Il mercato azionario italiano è stato in grado di riservare qualche buona soddisfazione agli investitori che hanno dato fiducia agli indici tricolori. Ma sarà così anche nel corso del 2018? Quali sono le valutazioni che ogni trader dovrebbe mettere in atto per poter valutare se convenga o meno investire nelle azioni italiane anche nei prossimi mesi?

Lo abbiamo chiesto a https://www.borsarumors.com/, e questo è stato l’esito della chiacchierata!

Un buon 2017 si sta per chiudere

investire azioni italianeCominciamo con un breve riepilogo. I primi tre trimestri dell’anno per le società che fanno parte del FTSE MIB, il principale e più rappresentativo indice di Piazza Affari, sono stati sicuramente postivi: le società quotate hanno infatti generalmente mostrato un saldo degli utili migliore rispetto a quanto non avessero potuto ottenere nel corso dell’esercizio precedente, con risultati che peraltro – qualora fossero confermati nell’ultima parte d’esercizio – permetterebbero al 2017 di andare in archivio con una crescita a doppia cifra.

Attenzione però a quanto potrebbe accadere in coda d’anno, poiché i pericoli non mancano di certo. Il quarto trimestre dell’anno è infatti in buona parte ancora un’incognita per gli analisti, tanto che nel corso degli ultimi sei anni il saldo tra utili e perdite negli ultimi tre mesi è sempre stato negativo a causa delle drastiche svalutazioni sui crediti deteriorati messe in atto dalle banche, che rappresenta – rammentiamo – il settore più rappresentativo sul listino domestico (oltre un quarto della ponderazione).

Le pulizie di fine anno potrebbero nuocere

Insomma, prospettive buone per l’archiviazione del 2017, ma attenzione a non fidarsi troppo ciecamente di quel che potrebbe avvenire in coda d’anno, periodo tipicamente dedicato alle pulizie di bilancio. In altri termini, anche se i maggiori istituti di credito italiani sono reduci da un buon terzo trimestre, una nuova tornata di svalutazioni per fine anno non è affatto da escludere e, anzi, potrebbe essere favorita dai nuovi orientamenti della BCE in tema di crediti deteriorati, che prevedono criteri più rigidi per gli accantonamenti sui flussi di nuovi crediti deteriorati. Il risultato è che molte banche potrebbero scegliere volontariamente di classificare come deteriorate le esposizioni più difficili al fine di evitare che la loro gestione sia più onerosa quando le nuove regole entreranno in vigore.

Non solo: cautela anche nei confronti del settore petrolifero, un comparto che ha dovuto fare i conti con il crollo dei prezzi del greggio. È anche vero che nella seconda metà dell’anno il petrolio ha ben recuperato e attualmente il barile è posizionato poco sopra i 60 dollari al barile (Brent), e dovrebbe rimanere tale ancora a lungo, posizionato in una condizione di equilibrio favorita dagli ultimi accordi OPEC. È dunque ragionevole attendersi un quarto trimestre in utile per l’intero comparto.

Una situazione discretamente positiva

Anche alla luce di tutto questo è comunque ben possibile evidenziare come la situazione sia discretamente favorevole per gli investitori sul mercato italiano, in un contesto macro che sta gradualmente migliorando, fornendo così un supporto fondamentale per il percorso di recupero dell’azionario domestico.

Il 2018 in questo ambito non dovrebbe offrire shock negativi, con una crescita del PIL italiano che dovrebbe prolungare la spinta del 2017, consumi in incremento e commercio estero da rivedere in virtù dell’evoluzione del cambio. La congiuntura economica in miglioramento e la progressione degli utili societari hanno già ridotto da inizio anno a questa parte il premio al rischio azionario sul mercato domestico. Merito anche della maggiore serenità politica dell’Eurozona dopo le elezioni francesi hanno eliminato i rischi di derive antieuropeiste, e quelle tedesche sembrano invitare una grande coalizione.

A proposito: l’esito delle elezioni politiche italiane potrebbe vanificare parte delle nostre riflessioni in primavera…

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