Domenica si è svolto il congresso di ricostruzione del PCI a S. Maria delle Mole per l’assise locale

Evidenziati il punto politico prioritario (il lavoro), e l’appello ad essere più numerosi

Domenica mattina, a S. Maria delle Mole, in forma pubblica, si è svolto il congresso del Partito Comunista Italiano. E’ apparso subito evidente che anche ai cittadini ed elettori che avevano preannunciato la propria presenza, non siamo riusciti a far comprendere l’importanza che stiamo riproponendo con la ricostruzione del PCI, cioè la centralità, attualità, modernità e necessità della questione e delle idee comuniste oggi 2018 in Italia.

Allo stesso modo, giudichiamo – con la lodevole eccezione del consigliere Enrico Iozzi (ucs) che si è anche misurato coi temi congressuali – negativo il comportamento delle forze politiche democratiche e di sinistra che non abbiamo visto durante i nostri lavori. Nel merito del Congresso. C’è stato un pre-inizio, nel senso che il compagno Virgilio Seu, segretario regionale che doveva concludere i lavori della assise marinese, ma che è stato convocato nella Commissione congresso nazionale, è passato a salutare personalmente i compagni e le compagne intervenute comunicando che i lavori sarebbero stati seguiti dal compagno Andrea Sonaglioni, Presidente della Federazione Castelli del PCI. Così è stato.

Il segretario della sezione, Stefano Enderle, ha svolto, dopo i ringraziamenti ai presenti a chi ci ha concesso l’uso gratuito della sala, la relazione. Soprattutto, il capo dei comunisti marinesi, ha voluto illustrare agli intervenuti – invitando tutti a leggere sul sito del partito (https://www.ilpartitocomunistaitaliano.it/) il testo completo delle Tesi Congressuali – i quattordici punti in cui è articolato il documento congressuale. L’esposizione, apprezzata da tutti gli intervenuti, non ha risparmiato sottolineature critiche sia dei passaggi precedenti questa fase politica dentro e fuori il partito, sia la necessità di coniugare al meglio il nostro funzionamento di costruzione delle decisioni politiche partendo dal punto fermo del Centralismo Democratico.

All’interno dell’esposizione, il compagno Enderle ha più volte richiamato i temi che via,via, si intrecciavano con la questione lavoro. Sia esso inteso come lavoro dipendente, lavoro che non c’è, sia inteso come lavoro svolto dall’ampio settore dell’artigianato. Lo stesso intervento di Iozzi ha richiamato il tema del lavoro in relazione agli artigiani. Ancor di più ha fatto Paolo Saltarelli che ha richiamato fortemente il PCI a dover ripartire dal lavoro. Riproponendo la centralità del lavoro dipendente da poter svolgere con dignità e non così svilito come è stato ridotto da governi cosiddetti tecnici o di centrosinistra. Anche altri compagni, come Marco Calzavara e Maurizio Aversa hanno evidenziato, assieme ad altre tematiche sulla natura di destra del neonato governo Lega-M5S, di come molte delle responsabilità della situazione attuale siano all’interno della subalternità del PD e di certa sinistra all’impianto liberista, capitalista del nostro Paese, dell’Europa e delle alleanze internazionali che ne sono il quadro di riferimento generale (Ue-Usa-Nato).

La stessa cosa ha ripreso, con intensità di condivisione (con applausi, così come è stato per tutti gli interventi succedutisi) il compagno Andrea Sonaglioni nel proprio intervento conclusivo. Intervento conclusivo che, nelle scelte congressuali di Marino ha indicato la condivisione del documento; ha sollecitato la richiesta di poter partecipare al Congresso nazionale con almeno due delegati e numerosi invitati; ed ha deciso che, verificando l’ampliamento del gruppo dirigente locale, mantiene la salda struttura politica e di guida garantita dalla segreteria retta da Stefano Enderle. Sonaglioni ha voluto riconoscere innanzitutto, come emerso dal dibattito, che è vero c’è questa centralità della questione lavoro, in tutte le sue accezioni e sfaccettature.

Così come ha ricordato la vicenda internazionale che altro non è che la riproposizione del capitalismo che cerca di salvare se stesso da nuovi scenari più avanzati, giocando nuovamente le carte della guerra e dell’imperialismo. Allo stesso modo, la vicenda governativa e la lunga sequela di interventismo fuori misura del Presidente Mattarella ha mostrato da un lato la stoltezza di voler negare una espressione di voto che comunque c’è stata; dall’altro la pesantezza dei poteri europei finanziari a non accettare un nuovo scenario dei soggetti in campo. Nuovo scenario che non è affatto vero che sia il cambiamento del registro. Anzi, è peggiorativo. Infatti l’opposizione comunista al governo dovrà essere diversa dalla opposizione del PD e similari che, sostanzialmente, non vorranno mettere in discussione il registro filo UE, filo NATO, filo occidentale che anche il governo Conte conferma.

Contro queste due conferme del ruolo capitalistico nella Ue e il Italia, unitamente alla necessità della difesa dei diritti civili, tra i primi ad essere attaccati verbalmente per ora, da esponenti del governo, può ergersi un fronte oppositore. Fronte oppositore che dovrà cercare di unire i comunisti, e di unire la sinistra che sia in grado di svolgere una analisi analoga. Per questo, guardando oltre l’orizzonte, non si può che prevedere un percorso lungo, ma è un percorso, fatto di lotte e riconquista della fiducia e del consenso, che non può che partire dalla massima organizzazione che questo può garantire venga mantenuto: il Partito.

Il Partito Comunista Italiano viene ricostruito oggi proprio per questa funziona popolare e per i lavoratori, per la difesa della Costituzione che non a caso ha proprio la sua origine con l’articolo 1 sulla dichiarazione che l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. Questo cercherà di fare il PCI, allargando il più possibile la propria capacità di coinvolgimento, di confronto, con la lotta e la presenza capillare.

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