Arriva a palazzo Sforza Cesarini “Tritonia”; la mostra vedrà esposte le opere dell’artista Veronica Montanino ospite della Tradizionale Infiorata

Genzano di Roma, ospite della Tradizionale Infiorata, l’artista Veronica Montanino per la mostra “Tritonia”. Il pubblico potrà ammirare le sue opere

L’appuntamento è dal 10 al 31 agosto 2018.

Seguono le parole dell’artista Veronica Montanino,  ospite in sala consiliare per la presentazione del programma ufficiale della Tradizionale Infiorata di Genzano di Roma.

La tradizionale Infiorata di Genzano, manifestazione legata ai culti e ai riti della primavera, reca in sé ancora molto del “meraviglioso” da cui ha preso origine. Innanzitutto la sua storia, che la riconduce a quella magnifica stagione dell’arte che è il Barocco; poi le tecniche dei maestri infioratori, in particolare lo spelluccamento, parola dal potere sinestetico; quindi la materia dei suoi tappeti, che esalta il valore dell’effimero, di una bellezza che deve rimanere negli occhi di chi guarda e non nell’opera realizzata, che invece sparisce.

Ospite della Tradizionale Infiorata, l'artista Veronica Montanino per la mostra dal titolo "Tritonia"

Una nota poesia dialettale dedicata all’Infiorata, il cui autore è Mario Fagiolo, architetto e poeta col nome di Mario dell’Arco, lo dice chiaramente, scoraggiando qualunque morbosità decadente:

« Purtroppo, er giorno doppo

è segnata la sorte

de l’Infiorata:

corolle morte su la via.

De botto,

giù da Santa Maria

de la Cima se sfregna una cascata

de regazini: un fiotto de majette

color ginestro, sàusa, turrena,

papavero, bluette

e arriva fino in piazza.

Una infiorata viva »

Questo stesso senso della vita, generativo, trasformativo senza ingenuità, Veronica Montanino propone per l’Infiorata di Genzano 2018, attraverso due opere.

La prima, dal titolo e…e…e sarà realizzata dai maestri infioratori genzanesi per prendere il posto che le spetta come ospite della manifestazione. Una congiunzione che indica accostamento, enumerazione, sommatoria di elementi uguali e diversi, generati dal colore e dalla sua natura espansiva e stratificata. Come nell’indole sistemica della fioritura, l’esplosione moltiplicatoria delle sfere multicolor diviene cifra del perpetuarsi della vita in natura. Un’estetica rizomatica caratterizza il lavoro dell’artista, per sua stessa dichiarazione: priva di centro e gerarchie tra i vari elementi costituenti l’immagine, l’opera conduce attraverso principi di omogeneità ed eterogeneità, singolarità e pluralità in continua dinamica.  Natura contro cultura, sembrerebbe, ma in questo è l’assenza di ingenuità di cui sopra. Attraverso una semantica del colore così radicale, Veronica Montanino propone un profondo discorso filosofico (in ciò raffinatamente culturale) e un antidoto a ogni artificiale costruzione nichilista presente nei vari saperi e nelle varie erudizioni.

Il discorso prosegue nelle sale di palazzo Cesarini Sforza adibite a contenere le esposizioni. Sorprendentemente la proposta dell’artista si alloca ancora una volta in orizzontale, decostruendo la consueta relazione che osservatore e opera d’arte intrattengono negli spazi chiusi. Si dovrà guardare per terra, la distanza tra l’occhio e l’opera sarà l’altezza di ciascuno, non ce ne sarà una preferenziale, un punto di vista privilegiato che non sia la combinazione tra la posizione che si sceglie di prendere e i centimetri che natura ci ha dato; stemperata ogni attitudine anche vagamente contemplativa.

Trattenuta da una teca di vetro (abitualmente a protezione dell’antica pavimentazione), di cui sfrutta trasparenze, opacità, luci e ombre, Tritonia è una collezione di germinazioni, efflorescenze, concrezioni direttamente emerse dal lastricato della stanza. Un mare sommerso e vivo che si fa visibile, portando con sé i suoi tesori. Ritiratosi, della sua natura liquida lascia su oggetti multiformi solo le impronte cromatiche, scie e pellicole luminescenti. Il loro potere è quello di de-oggettivare forme e funzioni, innescando un rimando di sensi continuo. La tentazione di riconoscere ogni singola parte sarà forte almeno quanto il desiderio di lasciarsi andare alla nuova realtà delle cose. Un modo per allargare i propri spazi mentali, per guardare il teatro del mondo e noi stessi, come nelle wunderkammer di storica memoria.

L’arte è per definizione e per sua natura la nostra “stanza delle meraviglie”.

L’intervento è realizzato in collaborazione con lo Studio d’Arte Campaiola, Roma

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