Considerazioni del PCI sul post referendum ILVA

DUE CONTI E QUALCHE SCELTA

Ora, ad esito acquisito, il referendum tra i lavoratori dell’ILVA ha dimostrato che la qualità produttiva del nostro Paese è cultura e parte economica importante dell’intera società.

Ora ad esito acquisito, c’è da sottolineare che, pur con le dovute differenze, l’unità sostanziale dei lavoratori e dei sindacati ha prodotto una di quelle cose che hanno sapore antico ma rinnovato e modernissimo: la lotta paga. E, soprattutto, durare un minuto in più dei padroni paga enormemente.

Ora ad esito acquisito, si dice, giustamente, che non si è giocata solo una partita in “difesa” – che comunque sarebbe stata cosa dovuta e nobile – ma addirittura per il futuro, viste le somme strappate (pare 4 miliardi) per interventi di riqualificazione produttiva ed ambientale. Quindi per chi lavora nel sito e per chi “subisce” il sito produttivo.

Tuttavia, soprattutto in chiave politica e di serietà non vanno nascoste alcune questioni:

  1. gli elettori e i cittadini che sono grandemente incazzati contro il M5S, perchè in chiave strumentale hanno chiesto fin da subito la chiusura di ILVA ed oggi sono qui a pietire riconoscimenti, hanno pienamente ragione. E, francamente, non sappiamo con che faccia gli eletti locali gireranno ancora per la città o si rapporteranno con gli altri eletti grillini nazionali al Parlamento.
  2. gli operatori, ovvero gli investitori eventuali, ben si comprende come non daranno alcuna fiducia o timore circa le alzate di scudo dei vari esponenti del governo, se pongono per un minuto l’attenzione alle minacce “stracciamo la procedura di acquisto etc.” che per giorni è stato il tam tam dimaiano.
  3. la più importante di tutte: la questione dell’asset produttivo degli Acciai, la questione del controllo di questa produzione. Dopo i giorni delle polemiche inutili a seguito della tragedia di Genova, in cui i vari esponenti governativi (ma anche non governativi) hanno fatto a gara per gridare alla “nazionalizzazione” dell’autostrada; fino a trovare la geniale, e molto italica, soluzione del nazionalizzare “caso per caso”, qui, all’ILVA assistiamo ad un assordante silenzio su questo tema specifico.

Conclusione:

sia chiaro che togliere la possibilità di scegliere al Paese in quale eccellenza potersi misurare internazionalmente, ovvero, in quale eccellenza produttiva (magari anche al plurale, più d’una) poter riporre il perno per lo sviluppo del Paese stesso in termini di ammodernamento, di sicurezza, di rinnovamento e potenziamento infrastrutturale, significa subire una mazzata rispetto alla propria autonomia ed indipendenza. Al pari delle servitù militari, al pari dell’impiccarsi al 3% del fiscal compact europeo. La via d’uscita è una: nazionalizzare, fare svolgere un ruolo regolatore allo Stato, fuoriuscire dalla logica UE.

I due campioni parolai – Di Maio e Salvini _ che se li interrogate su questo tema sono più rivoluzionari di qualunque barricadero infervorato; in realtà cosa fanno?

Rassicurano – dopo accordi segreti da non comunicare al mondo – le multinazionali, rassicurano la UE, rassicurano la NATO, rassicurano: insomma al contrario di Renzi e Letta e Monti, fanno come loro ma con altre parole. Con un linguaggio immediatamente comprensibile si può dire al servizio dei padroni.

Infatti Mittel Arcelor che avrebbe fatto con Renzi? Avrebbe ottenuto (magari pure con qualche licenziato in più) la fabbrica Acciai togliendola all’intervento statale italiano.

E cosa stanno facendo Lega e M5S? Esattamente la stessa cosa!!!

Riflettiamo, analizziamo, lottiamo e facciamo avanzare proposte per più Stato e meno Mercato!

Nota di Maurizio Aversa, della segreteria regionale Lazio del PCI

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