Emigranti: i dati Istat confermano che i giovani della regione Lazio continuano a emigrare

Sempre più giovani cercano la fortuna all’estero. I giovani laureati scappano verso gli Stati Uniti per avere lavori all’altezza dello loro aspettative. Poche sono le differenze numeriche e di età tra uomini e donne.

giovani della regione Lazio

Gli ultimi anni hanno visto importanti flussi migratori verso l’Italia e provenienti soprattutto da paesi economicamente depressi e caratterizzati dalla presenza di guerra civile, in particolare dal continente africano.

Ciò che però in pochi hanno notato è l’importante flusso migratorio dall’Italia verso l’estero. I dati Istat confermano che dal 2009 al 2018 gli espatri dall’Italia sono stati 816 mila, molto più dei rimpatri avvenuti da parte di chi già in passato era andato via, 157.000 nel solo 2018, i rimpatri sono poco più di 46.000.

Il dato è significativo perché, sebbene la regione che nel 2018 ha registrato il numero maggiore di espatri sia stata la Lombardia con ben 22.000 cancellazioni dalle anagrafi, seguono Veneto e Sicilia, al 4 posto si pone la regione Lazio con 10.000 espatri, questo nonostante siano state avviate politiche giovanili come LazioSound volte a trattenere i giovani talenti. Di questi ben 8.000 provengono da Roma.

Il 56% degli espatri dall’Italia è rappresentato dagli uomini, l’età media degli emigrati è di 33 anni per gli uomini e 30 anni per le donne. Coloro che lasciano l’Italia per l’estero hanno in maggioranza una cultura medio alta, infatti si tratta di diplomati e laureati, ma soprattutto ci sono tante persone che hanno titoli ulteriori rispetto alla laurea.

Si tratta di giovani che evidentemente in Italia non riescono a trovare una collocazione lavorativa congrua rispetto alle aspettative. Proprio questo dato è quello più preoccupante perché dimostra che in Italia si stanno perdendo molti professionisti che potrebbero fare la differenza e supportare lo sviluppo, mentre viene “importata” manodopera che sicuramente è utile e importante, ma non contribuisce alla reale crescita del Paese.

Tra i Paesi che “importano” il maggior numero di italiani qualificati ci sono gli Stati Uniti, dove molti italiani sono impegnati come ricercatori, naturalmente con stipendi migliori rispetto a quelli che in Italia vengono riservati a questa categoria di lavoratori.

La maggior parte delle persone prima di trasferirsi è solita fare un viaggio di perlustrazione anche per verificare le reali potenzialità nel paese di approdo. A questo proposito è bene ricordare che per poter scendere sul suolo degli Stati Uniti è necessario avere il “visto americano” cioè occorre  il rilascio del modulo Esta, questo consente di restare sul suolo americano per un lasso di tempo inferiore a 90 giorni.

Lo stesso può essere richiesto online e il costo non è elevato. Il visto non consente però di lavorare negli Stati Uniti, proprio per questo può essere utilizzato per turismo, per partecipare a meeting aziendali, oppure per iniziare a conoscere la zona in vista del futuro possibile trasferimento per motivi di lavoro. Per poter soggiornare più a lungo può invece essere utile il visto B1 e B2 da richiedere la consolato. Infine, per lavorare negli Stati Uniti è necessario avere un vero e proprio visto per il lavoro.

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