Ciampino Calcio: la lettera aperta di Simone Santoni

Dopo tanti anni passati a Ciampino, ieri credo di aver toccato il punto più basso della mia “carriera”, quello dal quale non si può far altro che risalire. Lentamente, facendo tesoro degli errori fatti. Durante questi anni qui ho ricoperto diversi ruoli, e in ognuno di essi so di aver dato tutto me stesso, senza risparmiarmi mai e mettendoci sempre la faccia, nel bene e nel male.

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Simone Santoni

Ecco, oggi è il momento di farlo di nuovo, dopo una retrocessione che brucia, brucia tanto, soprattutto per come è venuta. Sapevamo che sarebbe stata dura, che arrivavamo in serie D come la Cenerentola del girone, e che il nostro primo obiettivo sarebbe stato quello di affrontare questo campionato A TESTA ALTA.

Lo abbiamo fatto per la prima parte della stagione, strappando applausi qua e là nonostante raccogliessimo pochi punti. Non lo abbiamo fatto ieri, contro una Nocerina che ci ha letteralmente annientato, umiliandoci al di là del risultato e, forse, riportandoci sulla terra. Mi auguro che manterremo la testa alta e il petto in fuori per queste ultime giornate, perché abbiamo il dovere di onorare come merita un campionato che ha ancora molto da dire. Per me, invece, oggi è difficile riuscire a dire qualcosa. Semplicemente perché mi sarebbe piaciuto ringraziare in modo diverso chi mi ha dato fiducia e mi ha accompagnato in questa avventura in panchina iniziata già lo scorso anno: Antonio Cececotto, che è come un padre per me, in tutte le sfaccettature del termine; Alessandro Fortuna, che non a caso ho scelto come padrino di mio figlio Filippo; Giordano Moroncelli, un amico prima ancora che un direttore; i miei collaboratori, “Il mago” Silva, il prof Peppe Porcella e “il Mancio” Mancinelli. E i giocatori, tutti, nonostante la partita di ieri. Al termine della quale mi sono vergognato, non ci sono altri termini per definire quello che ho provato. Perché nel calcio, come nella vita, non bisogna mai perdere la dignità.

Non nascondo quindi che con i giocatori, e anche con me stesso, oggi sono molto arrabbiato, ma allo stesso tempo consapevole che questa stagione ha insegnato tanto a tutti noi. A me, sicuramente. Ed è da questi insegnamenti che dobbiamo ripartire, consapevoli che ovunque ci troveremo domani, abbiamo scritto pagine importanti nella storia del Città di Ciampino. Per questo in un momento così triste per me, in cui sono arrabbiato, deluso, totalmente svuotato, mi sento di chiedere scusa per non aver saputo tener vivo il nostro sogno. E mi scuso soprattutto con i bambini della scuola calcio e con i ragazzi del settore giovanile, ai quali abbiamo dato una grossa delusione. Mi scuso con i tifosi (pochi, ma buoni) che ci hanno sostenuto nonostante tutto. Mi scuso con chi ha dovuto sopportare i miei sbalzi d’umore e le mie mancanze, a partire dalla mia compagna Francesca e da mio figlio Filippo.

Detto questo, però, oggi mi sento comunque di dire grazie. Grazie a chi sente di meritarselo. Per gli altri,invece, non servono parole.

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