Danni da fauna selvatica, sentenza del tribunale di Velletri

Una recentissima sentenza, emanata dal Tribunale di Velletri in relazione ad una vicenda avvenuta nel Parco dei Castelli Romani nel 2013, ha confermato quanto già era emerso da vari pronunciamenti di altri tribunali italiani in casi simili, cioè l’inesistenza di un presupposto giuridico tale da punire in automatico, per colpe generiche e non documentate, l’ente di gestione di un Parco in caso di danni causati dalla fauna selvatica alle persone.
Il fatto: un lavoratore chiedeva un risarcimento economico, ad integrazione di quello già ricevuto dall’INAIL, all’Ente Parco (e al Comune) a causa di un infortunio sul lavoro, fortunatamente lieve, effettivamente subito a seguito di un fortuito incontro con alcuni esemplari di cinghiale, seppure senza contatto diretto. Tuttavia, nel ricorso non era indicata alcuna condotta illecita da addebitarsi all’Ente Parco; nessuna omissione di atti dovuti o azione inefficace, bensì soltanto una “semplice” responsabilità in ragione del fatto che la fauna selvatica, essendo patrimonio indisponibile dello Stato, dovrebbe essere, a detta del ricorrente, sempre gestita e comunque posta in condizioni di non nuocere.
Velletri faunaIl Tribunale, invece, ha stabilito che così non è. Innanzitutto, infatti, il ricorrente deve individuare un “concreto comportamento colposo ascrivibile all’ente pubblico” e non limitarsi ad attribuire generiche quanto astratte colpe. In secondo luogo, è stato ribadito che “lo stato di libertà (della fauna selvatica, n.d.r.) è incompatibile con un qualsiasi obbligo di custodia da parte della Pubblica Amministrazione”. Pertanto, non può ritenersi obbligo giuridico di una qualsiasi amministrazione, ad esempio, quello di recintare tutti i perimetri boschivi prossimi alle strade al fine di prevenire possibili incidenti stradali con la fauna selvatica oppure quello di fornire in comodato d’uso gratuito recinzioni elettrificate per tutti i lotti agricoli di propria competenza; ciò, infatti, genererebbe l’obbligo di risarcire (ai sensi dell’art. 2052 del Codice Civile) qualsiasi danno, senza alcuna distinzione e senza la ragionevole necessità di dovere individuare una effettiva mancanza colposa quale presupposto al risarcimento.
Invece, ciò che viene richiesto allo Stato e che, solo se disatteso, porta ad una diretta responsabilità (ai sensi dell’art. 2043 del Codice Civile) dello stesso e, di conseguenza, al diritto del cittadino danneggiato ad essere risarcito, è di esercitare un’attività generalizzata di controllo della presenza e degli spostamenti della fauna selvatica e la conseguente adozione delle cautele necessarie per la tutela della cittadinanza che si trovi ad operare all’interno di un Parco, cioè attività di prevenzione, laddove possibile e limitatamente ai luoghi riconosciuti a rischio noto o a maggiore rischio.

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