A Roma sventata evasione di una detenuta dalla casa circondariale di Tiburtina

Ha tentato di evadere dal carcere femminile di Rebibbia a Roma, ma l’attenta vigilanza della Polizia Penitenziaria ha scongiurato sul nascere il grave evento critico. A dare la notizia è il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE.

Racconta Maurizio Somma, segretario nazionale per il Lazio del SAPPE: “Ieri mattina, una detenuta di vent’anni, di origini marocchine, ha cercato di dileguarsi dalla Casa circondariale della via Tiburtina. Intorno alle 11.00, approfittando della fruizione dell’ora d’aria, è riuscita ad arrampicarsi e scavalcare il muro dei passeggi. Giunta fino alla portineria è stata però vista da un Agente della Polizia Penitenziaria in servizio nella sezione del rilascio colloqui che l’ha fermata, identificata, ed accompagnata alla Sorveglianza Generale del penitenziario romano. E’ solo grazie all’attenzione e alla professionalità dei Baschi Azzurri, dunque, se una clamorosa evasione è stata sventata in tempo”.

Solidarietà e parole di apprezzamento per la professionalità, il coraggio e lo spirito di servizio dimostrati di poliziotti penitenziari di Rebibbia arriva da Donato Capece, segretario generale del SAPPE: “E’ solamente grazie a loro, agli eroi silenziosi del quotidiano con il Basco Azzurro a cui va il ringraziamento del SAPPE per quello che fanno ogni giorno, se le carceri reggono alle costanti criticità penitenziarie. Ora bisogna che il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria invii un congruo numero di Agenti di Polizia Penitenziaria per fronteggiare la grave carenza di organico del Reparto, ma una riflessione deve essere fatta sula precaria sicurezza del carcere”.

Il SAPPE ricorda infine i numerosi eventi critici accaduti nelle carceri regionali del Lazio, oggi affollate complessivamente da oltre 6.220 persone: “Le carceri stanno tornando ad affollarsi pericolosamente. Servono interventi concreti. Come le espulsioni dei detenuti stranieri e lavoro obbligatorio per i ristretti. Eppure le nostre denunce rimangono senza risposte ed adeguati provvedimenti. Gli Agenti di Polizia Penitenziaria devono andare al lavoro con la garanzia di non essere insultati, offesi o – peggio – aggrediti da una parte di popolazione detenuta che non ha alcun ritegno ad alterare in ogni modo la sicurezza e l’ordine interno. Non dimentichiamo che contiamo ogni giorno gravi eventi critici nelle carceri italiane, episodi che vengono incomprensibilmente sottovalutati dall’Amministrazione Penitenziaria”, conclude Capece.

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