“Un lessico per pensare la storia”: Francesco Benigno e i problemi del metodo storiografico

Di Edoardo Baietti

Date, concetti, nozioni. Una rete inestricabile di problemi si staglia di fronte al moderno appassionato di storia, avvinto e spesso scoraggiato nello studio da difficoltà apparentemente insormontabili.

Un luminare della storia moderna come Francesco Benigno questo lo sa bene, ed è per questo che ha dato alle stampe un volume ben diverso dai tanti manuali “esortativi” al fascino della materia.

Parole nel tempo. Un lessico per pensare la storia”, Ed. Viella 2013, è un testo unico nel suo genere. Oltre 200 pagine che scorrono attraverso lo stile diretto e appassionato dell’autore (senza che per questo si perda il rigore metodologico caro alla disciplina) e che sondano la storia attraverso la lente chiarificatrice della terminologia.

Un testo che si adatta sapientemente a tre diversi tipi di “pubblico”: professionisti della materia, ovvero gli insegnanti e i ricercatori, per il cui aggiornamento continuo si rende più che mai necessaria una revisione dei saperi predefiniti; lo studente, che grazie ad un saggio tanto informale quanto informativo può trovarsi accompagnato da una guida fedele per tutto l’arco dei suoi studi, e infine tutti i “profani” delle scienze storiche, ovvero a chi vi si approccia per la prima volta, magari incuriosito da un titolo così accattivante.

Nell’introduzione, l’autore mette in chiaro il punto di partenza: un problema di metodo. I docenti si ritrovano, sostanzialmente, a discorrere di categorie delle quali non hanno colto il senso più intimo, e che per questo vengono presentate agli studenti in una luce del tutto svuotata dai significati originari.

Allo stesso tempo, il prof. Benigno ravvisa come nel nuovo millennio il problema metodologico si sia fatto più grave, questo perché a livello naturale siamo portati a sostituire categorie contemporanee a quelle passate, con il risultato di un’ineludibile confusione lessicale e semantica.

Ovviamente l’autore ha dovuto “selezionare” alcuni termini, che però possono benissimo fungere da modello per il lavoro autonomo del lettore. Tra di essi, le parole “Identità”, “Cultura popolare”, “Violenza” e “Rivoluzioni”. Espressioni che richiamano interi universi, che si collegano l’un l’altra e che sembrano quasi sgretolarsi sotto lo scorrere del tempo.

Attraverso una ricercata disamina sulla bibliografia di ogni macrotematica, Benigno traccia una sorta di “percorso” tra le varie interpretazioni dei concetti nel corso degli anni. È possibile, ad esempio, parlare oggi di rivoluzione allo stesso modo con cui lo si faceva nel Settecento? Cosa è cambiato da allora? La memoria storica è amica o nemica nella ricostruzione delle categorie?

Domande affascinanti, che si rivelano e prendono forma nel saggio di Francesco Benigno. Un testo che si spera faccia da monito ai ricercatori del domani, che possano far brillare i loro saperi sui cieli del Bel Paese e chissà, magari anche oltre…

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