Stasera a Velletri il dramma “Cencio Vendetta: storia del Brigante della Madonna”

Stasera, sabato 26 agosto alle ore 20:30 in Piazza Caduti sul Lavoro, nella città di Velletri, in occasione dei festeggiamenti per il Patrocinio della Madonna delle Grazie, L’Associazione Gruppo Folkloristico ‘O Stazzo presenta, con il Patrocinio del Comune di Velletri, il dramma storico in due atti “Cencio Vendetta, storia del Brigante della Madonna”, di Giovanni Ponzo.

Cencio VelletriCencio Vendetta, altresì noto come Giovanni Battista Vendetta, nacque a Velletri nel 1825 e si fece da subito notare come uomo dedito al furto, al borseggio ed abile nell’uso dello stilo. Subì svariate condanne tra cui l’ergastolo e i lavori forzati; condannato in contumacia pare che girasse per le strade della città travestito da donna con la complicità dei famigliari. Personaggio molto rispettato e temuto dai cittadini, Cencio Vendetta uccise con una pugnalata il Maresciallo Antonio Generali della gendarmeria pontificia. Ma tra i suoi reati, ce ne fu uno che lo rese ancor più celebre e ricordato: il furto dell’immagine della Madonna delle Grazie, che avvenne con successo la notte del primo aprile 1858, giorno del giovedì santo. Tale azione aveva lo scopo di liberare il fratello Antonio e difatti in cambio della restituzione dell’immagine della Madonna Cencio richiese la grazia per sé e per il fratello, più una pensione di cento scudi per aprire un banco al mercato. Le trattative da parte dell’autorità Pontificia non vennero mai veramente prese in considerazione, e Cencio, spinto anche da una sommosa popolare, restituì l’immagine della Madonna, la quale venne poi portata in trionfo da Porta Romana. In seguito Cencio venne arrestato in Piazza del Comune, assieme alle sua amanti e complici Natalina e Teresa che nel furto avevano avuto il compito di fare da palo. Maresciallo MadonnaIl processo si svolse in fretta e le dinamiche rimangono tuttora sfumate, certo è che mentre Teresa, all’epoca incinta, venne rilasciata per mancanza di prove, Cencio venne condannato a morte per decapitazione per aver ucciso il maresciallo Generali. Probabilmente i complici furono anche altri, uno fu riconosciuto nei canonici della Cattedrale, il quale fu allontanato; nonostante Cencio tentò di ricorrere in appello ed addirittura suicidarsi in cella, venne giustiziato pubblicamente alle 7 del mattino del 29 ottobre in Piazza del Trivio, con la presenza del famigerato boia Mastro Titta. Le sue gesta rimasero impresse nella memoria negli anni successivi: sceneggiature, ballate vennero scritte in suo onore; venne inoltre pubblicato un reportage dettagliato degli eventi  su L’indipendente di Torino, e dati i molti punti oscuri e l’interesse che raccolse fra il popolo, si può parlare ad oggi di processo mediatico ante-litteram.

Davide Brugnoli

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