Le novità della riforma pensioni: quattordicesima, Ape e lavoratori precoci

Continua a tenere acceso il dibattito dei politici e dei sindacati la riforma pensioni con novità, aggiunte e modifiche che novità importanti sul testo definitivo praticamente ogni giorno. Uno dei nodi fondamentali della riforma è quello della quattordicesima: in sostanza chi ce l’aveva fino ad ora se la vedrà aumentata di circa il 30%, mentre chi non ce l’ha ce l’avrà.

È questa l’estrema sintesi sull’assegno che viene incassato a luglio dai pensionati a basso reddito lanciata dal governo. I numeri però suggeriscono  altro: rientrano nel beneficio coloro che hanno un reddito personale complessivo, non solo pensionistico, tra 1,5 (circa 750 euro lordi al mese) e due volte il minimo (circa mille euro).

La riforma pensioniLa platea secondo il governo aumenterà di 1,2 milioni di persone. La quattordicesima vale tra i 336 euro (per chi ha meno di 15 anni di contributi) e 504 euro (per chi ne ha oltre 25 anni), mentre per chi ha già il beneficio l’incremento dell’importo dovrebbe essere pari a circa il 30%: da 336 euro a 437 euro nel primo caso e da 504 euro a 655 euro nel secondo.

Non sono, invece, previsti interventi diretti sulle pensioni minime, vale a dire gli assegni da 500 euro al mese che vanno anche a chi non ha lavorato o comunque non ha versato contributi. Molte polemiche derivano proprio da questo perché i meno abbienti erano forse coloro che più degli altri ne avrebbero avuto bisogno.

Tale ipotesi era stata presa in considerazione ma è stata scartata subito dopo. Il secondo nodo riguarda l’Ape: i nati tra il 1951 e il 1953 possono infatti richiedere di anticipare l’età pensionabile, rinunciando ogni mese a una percentuale dell’assegno grazie a prestiti da parte di banche e assicurazioni attraverso l’Inps, che poi dovranno essere rimborsati a rate. In questo modo, c’è addirittura chi può andare in pensione 3 anni e 7 mesi prima.

Tuttavia questa appare come una strategia poco conveniente per i pensionandi che devono mettere in conto un esborso elevatissimo: fino al 25% dell’importo della pensione per 20 anni nel caso di anticipo per la durata massima. In questa operazione, in sostanza, devono essere considerati,  e il governo non lo fa presente, circa il 6% l’anno, oltre al tasso di interesse e al premio assicurativo.

I lavoratori che hanno iniziato a lavorare giovanissimi ma, nonostante abbiano maturato molti anni di contributi, P possono andare in pensione per la mancanza del requisito anagrafico, i cosiddetti precoci, la situazione si complica. Per i lavoratori con almeno 12 mesi di contributi prima dei 19 anni, infatti, è possibile andare in pensione prima devono  essere disoccupati, senza ammortizzatori sociali, in condizioni di disabilità e aver svolto attività faticose.

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