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Controlli della Guardia di Finanza di Velletri
Fallimenti pilotati, le indagini partono dai Castelli
Fallimenti pilotati, le indagini partono dai Castelli
Sequestrate dieci società e trenta immobili, cinque imprenditori in arresto
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Le indagini hanno preso spunto dal sospetto trasferimento della sede di una delle società del gruppo, la Nathesy Srl che, da Milano, si era spostata in un garage di Nemi, dove, poi, è iniziata la procedura fallimentare
Redazione
Fallimenti pilotati, le indagini partono dai Castelli
(Velletri
- Cronaca) - Finanzieri del Comando Provinciale di Roma hanno eseguito, nelle province di Milano, Verona e Pavia, 5 provvedimenti restrittivi della libertà personale, di cui 3 in carcere e 2 ai domiciliari, nei confronti di noti imprenditori svizzeri che, tramite una fitta rete di società ed una artificiosa serie di fallimenti "pilotati", si erano costantemente sottratti agli obblighi di versare all'erario circa 100 milioni tra imposte e tasse dovute. I membri della famiglia elvetica proprietaria dell'impero industriale dimoravano in Italia e in alcuni casi amministravano le diverse società mediante "teste di legno", tra cui il quinto destinatario del provvedimento cautelare emesso dal Giudice delle Indagini Preliminari del Tribunale di Roma Dottoressa Barbara Càllari. Le indagini delle Fiamme Gialle di Velletri – coordinate dal Sostituto Procuratore Stefano Fava dalla Procura della Repubblica di Roma – hanno preso spunto dal sospetto trasferimento della sede di una delle società del gruppo, la Nathesy Srl che, dalla provincia di Milano, si era spostata in un garage di Nemi, dove, poi, è iniziata la procedura fallimentare.
Successivi sviluppi hanno evidenziato come gli imprenditori elvetici avessero costruito, negli anni, un sistema labirintico fatto di nuove società, prestanome e movimenti di beni immobili e capitali: una struttura ben articolata finalizzata allo svuotamento e al successivo fallimento di società, ormai gravate da ingenti debiti per imposte e contributi previdenziali non versati, retribuzioni dei dipendenti non corrisposte, forniture non pagate e finanziamenti non restituiti. Tra le società coinvolte nell'inchiesta, spicca la posizione della Imco Spa proprietaria di un noto marchio di batterie di pentole, commercializzate sia sul territorio nazionale che all'estero, leader nel settore della vendita "porta a porta". I militari, dopo aver tratto in arresto i componenti della famiglia, hanno, poi, sequestrato, con l'ausilio di altri reparti del Corpo, le quote societarie di 10 aziende ed oltre 30 immobili su tutto il territorio nazionale, il cui valore si aggirerebbe in circa 40 milioni di euro. È stato inoltre tratto in arresto RG che in molte società fallite ha rappresentato la figura di "testa di legno" a beneficio dei reali amministratori.
Pubblicato il: 11.05.2012
Modificato il: 18.05.2012 alle ore 15:00
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