Giustizia: Idv, garantire lavoro ai tirocinanti
(Velletri
- Politica) - Operatori giudiziari, tirocinanti dopo due anni: il ministro della Giustizia intervenga al fine di garantire una continuità occupazionale, per stabilizzare e riconoscere quello che è ormai un ruolo fondamentale per il buon andamento del servizio giustizia nei tribunali e nelle procure di Roma, Civitavecchia, Tivoli e Velletri. A chiederlo è il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro, che ha presentato un'interrogazione al Ministro Paola Severino. Esattamente due anni fa la provincia di Roma ha indetto un bando per i cassintegrati e lavoratori in mobilità delle aziende private al fine di selezionare tirocinanti da formare come operatori giudiziari. Nella regione Lazio si contano circa 550 lavoratori in cassa integrazione guadagni straordinaria o mobilità che da 2 anni svolgono un tirocinio presso le sedi giudiziarie quali tribunali, corte d'appello, procure. Questi tirocinanti lavorano dalle sei alle otto ore al giorno svolgendo mansioni di responsabilità, assimilabili a quelle del cancelliere o dell'ufficiale giudiziario con un rimborso spese di 240-300 euro mensili. Lo scorso dicembre i lavoratori dell'Unione precari della giustizia (Upg) hanno indirizzato una lettera aperta – appello al Ministro della giustizia, ai gruppi parlamentari di Camera e Senato chiedendo «un concreto impegno per un contratto». Lo scorso febbraio, poi, il procuratore della Repubblica e il Presidente del tribunale ordinario di Velletri hanno inviato una lettera indirizzata al Ministero della giustizia, al presidente e all'assessore del lavoro e delle politiche sociali della regione Lazio, al presidente e al procuratore generale della corte di appello di Roma chiedendo per i tirocinanti «provvedimenti di stabilizzazione che, soli, consentirebbero il funzionamento di molti uffici di questo Tribunale e di questa Procura della Repubblica che, come è noto, si trovano in gravissima sofferenza per la endemica carenza di personale dipendente». Nulla si è mosso. «Interrompere il percorso di reinserimento lavorativo e di riqualificazione iniziata - scrive Di Pietro - altro non fa se non dilapidare un patrimonio di competenze ed esperienza costruito con dedizione e impegno a beneficio di un settore già troppo afflitto da carenze di personale».