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Piante e fiori

Quando potare il pero e quali rami eliminare per ottenere più frutti

Scopri quando e come potare il pero per ottenere frutti più dolci, abbondanti e un albero sano e ben equilibrato. Una guida pratica per riconoscere i rami da eliminare e potare con criterio.

Quando potare il pero e quali rami eliminare per ottenere più frutti

Vuoi davvero un pero sano, vigoroso e carico di frutti? Tutto parte da un gesto semplice, ma spesso sottovalutato: la potatura. Farla nel momento giusto e nel modo corretto cambia radicalmente il comportamento della pianta. Non si tratta solo di tagliare rami a caso, ma di leggere il suo stato, accompagnarne la crescita e guidarla verso una produzione più generosa.

Potare serve a dare ordine, a prevenire problemi e a far respirare meglio l’intera chioma. In fondo, un albero che cresce senza regole finisce per diventare un groviglio disordinato, poco produttivo e difficile da gestire. Ma allora, quando potare? E quali rami togliere davvero?


Quando potare il pero per ottenere frutti più dolci e abbondanti

La potatura del pero non è un intervento da improvvisare. Il periodo migliore è quello in cui la pianta è ferma, in riposo vegetativo. In pratica, tra gennaio e febbraio, quando le foglie sono cadute e l’attività interna rallenta. Proprio in quel momento, agire con le cesoie permette di ridurre lo stress e favorire una ripresa più energica con l’arrivo della primavera.


C’è però un dettaglio che fa la differenza: anticipare troppo potrebbe stimolare la pianta a svegliarsi prima del tempo, con il rischio che le gemme giovani vengano colpite dalle gelate. Meglio quindi osservare attentamente: quando le gemme cominciano a gonfiarsi, è il segnale che la linfa si sta rimettendo in moto e che il momento giusto è arrivato.

E poi c’è la potatura verde, quella che si fa in estate. Serve a eliminare i rami secchi, i polloni vigorosi e tutto ciò che disturba la forma dell’albero. In questo caso, lo scopo non è tanto stimolare la fruttificazione quanto evitare che la pianta disperda energia inutilmente.

I rami da togliere: cosa osservare prima di tagliare

Non tutti i rami meritano di restare. Alcuni sono solo un peso, altri un ostacolo. Imparare a riconoscere quelli inutili è il primo passo per aiutare il pero a crescere bene e produrre meglio. Ecco quali vanno eliminati senza troppi ripensamenti:


  • Succhioni: sono quei rami verticali, spessi, che spuntano dopo la potatura. Crescono in fretta, ma non portano frutti.
  • Rami vecchi: se un ramo non ha prodotto per anni, è ora di lasciarlo andare. Il pero fruttifica meglio sui rami giovani.
  • Lamburde invecchiate: quelle formazioni legnose che all’inizio producono, ma col tempo diventano sterili e ingombranti.
  • Rami rivolti verso l’interno: rubano luce e aria, creando ambienti umidi dove proliferano malattie.
  • Polloni alla base: crescono come tentacoli dal colletto dell’albero. Se lasciati, drenano forza senza offrire nulla in cambio.

Eliminando questi elementi, la pianta si alleggerisce e canalizza meglio le sue energie. Il risultato? Frutti più grandi, saporiti e una struttura più equilibrata.

Come potare il pero in modo semplice ed efficace

Una potatura ben fatta non si misura solo dalla quantità di rami tagliati, ma da come si interviene. Ci sono piccoli accorgimenti che fanno la differenza:


  • Favorire la forma a vaso, lasciando libero il centro per far entrare la luce.
  • Non lasciare rami concorrenti: ogni branca principale deve avere una sola punta dominante.
  • Tagliare “di ritorno”, cioè accorciare un ramo lasciando un laterale più debole che prenderà il suo posto.
  • Utilizzare alcuni succhioni: se ben posizionati, si possono piegare per farli diventare nuove branche.
  • Non intaccare il collare: quella piccola zona rigonfia alla base del ramo tagliato è importante per la cicatrizzazione.
  • Disinfettare gli attrezzi: un gesto semplice, ma spesso dimenticato. Serve a evitare infezioni e problemi futuri.

L’occhio esperto si fa con il tempo. Ma anche senza anni di esperienza, seguendo queste indicazioni si riesce a ottenere una pianta più forte e ben organizzata.

Cosa accade se il pero cresce senza potature

Lasciare che un pero cresca libero, senza mai intervenire, può sembrare una scelta naturale. E in effetti lo è. L’albero si sviluppa secondo i suoi ritmi, raggiunge altezze maggiori e costruisce un apparato radicale più profondo. Tuttavia, le conseguenze non sempre giocano a favore di chi coltiva per raccogliere.


  • I frutti si formano in alto, dove è difficile arrivare.
  • La produzione diventa irregolare, con anni ricchi alternati ad altri scarsi.
  • La chioma si infittisce troppo e l’umidità all’interno aumenta, rendendo l’albero più vulnerabile a malattie fungine.

Un pero mai potato può vivere a lungo, sì, ma spesso lo fa a scapito della produttività e della gestione quotidiana. Intervenire con attenzione e regolarità permette invece di trovare un equilibrio tra vigore naturale e fruttificazione controllata.

Potatura pero: perché scegliere il momento giusto fa tutta la differenza

Trovare il tempo giusto per potare non è una questione da lasciare al caso. Un taglio fatto nel periodo sbagliato può compromettere mesi di crescita, mentre una potatura ben calibrata stimola la pianta nel momento in cui può davvero reagire.

Non serve intervenire ogni anno con la stessa intensità. A volte bastano pochi tagli mirati, fatti con criterio. L’importante è osservare, capire, adattarsi. Perché ogni pero è diverso, ogni stagione porta con sé sfide nuove e ogni ramo ha una sua storia.

Come potare il pero

In fondo, potare non significa solo tagliare. Significa scegliere come far crescere l’albero. E se lo si fa bene, la ricompensa arriva puntuale: frutti più buoni, raccolti più semplici e una pianta che resiste meglio alle intemperie.

Foto © stock.adobe


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